Tuscia, gli eventi più belli in programma !

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La Tuscia Viterbese è una meravigliosa zona attraversata da una strada che nel Medioevo collegava la Francia a Roma e alla Puglia, la Via Francigena, che segue la costa fino alla Maremma toscana, tra borghi antichi, colline verdeggianti e laghi dalle acque placide.
Storia, architettura, natura, ma anche cibi e vini deliziosi. Una di quelle mete culturali da assaporare boccone dopo boccone, alla scoperta di una parte d’Italia ancora incontaminata. Se questo fine settimana vi trovate proprio da queste parti vi consigliamo alcuni eventi imperdibili :
NOTTE DELLE CANDELE DI VALLERANO – Sono attese oltre 20000 persone per l’undicesima edizione di questo magico evento che illuminerà lo storico borgo medievale che vede la partecipazione degli stessi abitanti, alle scenografie dei lumi in ogni angolo, vicolo, piazza del Paese. Sabato 26 agosto oltre 100000 ceri saranno i protagonisti di un’edizione che ha già registrato, con affluenze da tutta Italia e anche da qualche nazione europea il tutto esaurito.
PALIO DI SAN BARTOLOMEO A RONCIGLIONE – Dopo cinque lunghi anni di attesa e trepidazione ritornano le “Corse a Vuoto”, la storica corsa dei cavalli lungo la via principale del paese ricomincerà ad infiammare i cuori dei sostenitori dei nove rioni partecipanti. La finalissima del Palio è prevista domenica alle ore 18.
Le origini di Ronciglione risalgono agli insediamenti abitativi di epoca Etrusca; si trova sulla via Cassia Cimina, a Nord-Ovest di Roma, da cui dista 59 Km. Rggiunse il suo massimo splendore in epoca farnesiana, dove fu ducato, poi stato; vi si batteva moneta e con i suoi numerosi opifici era la città industriale più grande del centro-sud Italia.
Con i Farnese, nel 1548, iniziano le “Corse a Vuoto”, la caratteristica principale di questa manifestazione popolare è che i cavalli corrono senza fantino, liberamente, sulla pista realizzata nelle strade di Ronciglione dove il cuore dei suoi abitanti galoppa in sella ai cavalli.
LA MACCHINA DI SANTA ROSA – È uno spettacolo ricco di emozioni e suggestioni, un evento unico la mondo riconosciuto patrimonio immateriale dell’Umanità, al quale ogni anno assistono decine di migliaia di persone provenienti da ogni dove, stipate lungo il percorso della Macchina che gridano, piangono, pregano, incitano i Facchini nella loro straordinaria prova di forza e fede.
La tradizione del Trasporto della Macchina di S. Rosa nasce il 4 settembre del 1258, data in cui avvenne, per volontà di Papa Alessandro IV, la solenne traslazione del corpo intatto della Santa Viterbese dalla modesta sepoltura della fossa comune di S. Maria del Poggio al Monastero della Clarisse, che poi prese il nome di colei che i Viterbesi chiamano “la Santa Bambina”, morta a soli 18 anni, nel marzo 1251.
Suggestione, emozione, pathos si alternano in una serata che unisce fede e spettacolo: difficile descrivere la straordinaria dedizione verso Rosa, la “Santa bambina”, per la quale i “Facchini”, gli uomini che hanno il compito di portare sulle spalle la struttura, si prestano ogni volta a una fatica estrema. Vestiti di bianco e rosso, con un fazzoletto alla pirata in testa. I facchini di Santa Rosa, poco prima di affrontare la Macchina, ricevono dal vescovo la benedizione “in articulo mortis”: quasi una estrema unzione, poiché ogni Trasporto rappresenta un momento di grande pericolo per la loro vita. Una prova di forza e di fede nei confronti della patrona della città, morta nel 1251 ad appena diciotto anni. Una ragazzina che, pur di famiglia umile e non certo ricca, offrì la sua vita a Dio e ai poveri della sua città. A lei, ogni anno, la città dedica il Trasporto della Macchina, un evento che riesce ad appassionare e coinvolgere sia i viterbesi, sia i moltissimi ospiti italiani e stranieri.