I sabato sera nell’antica Roma !

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In alcune pagine del poeta satirico Giovenale, vissuto duemila anni fa, sembra proprio di vivere un moderno sabato sera qualsiasi. La movida nell’antica Roma non mancava. I Romani gradivano mescolarsi alla folla nelle strade, nelle piazze e nei luoghi di spettacolo, cogliendo così un’ulteriore occasione per dissetarsi con la loro bevanda preferita: il vino. Ma se il consumo che ne potevano fare nelle loro case era modesto, non era così allargandolo alla città intera, per la possibilità che si aveva di berlo in ogni ora ed in ogni luogo.
Poco distante, ai piedi del monte Testaccio, formatosi nei secoli per l’innalzamento dovuto ai cocci delle anfore che si rompevano durante lo scarico c’era per l’appunto Il Forum vinarium, centro di contrattazioni tra mercanti ed acquirenti, Plinio ci ricorda circa 195 qualità dei vini. (di cui 12 prestigiosi), e le principali gradazioni di colori che proponeva il mercato: albus (bianco), fulvus (giallo oro), sanguineus (rosso rubino), niger o ater (nero). Ma erano conosciuti anche il purpureus (violaceo), il medium (grigio) e l’helveolum (roseo). Roma era una città rumorosa e i carri continuavano a circolare anche in piena notte, nonostante il buio pesto. Passeggiare per le strade poteva quasi essere pericoloso: numerose orde di giovani di buona famiglia, dopo un baccanale (con tanto di “certamen in bibendo”, ossia record di bevute), si divertivano spesso a molestare chiunque avessero trovato sul loro cammino. Se non si voleva “spizzicare” qualcosa presso questi ambulanti, ma magiare cibi più elaborati, allora era d’obbligo fermarsi presso “una taberna”.
La gente più umile, invece, amava ubriacarsi nelle “popinae”, bettole unte e clandestine in cui proliferava il gioco d’azzardo. Esisteva persino un quartiere, Suburra, che avrebbe fatto invidia anche al noto quartiere a luci rosse di Amsterdam!