Come cambia il mondo dell’hospitality in Italia

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Uno dei maggiori cambiamenti che ha animato questo settore negli ultimi anni, passa attraverso una parola chiave : “esperienza”.
Nell’esperienza complessiva del viaggio infatti, oggi il consumatore tende ad inglobare tutti i momenti trascorsi in albergo che un tempo erano considerati marginali. Se la visita ad un monumento emblematico della città poteva costituire il fulcro della giornata del viaggiatore e tutto il resto era secondario, oggi le esigenze e le prospettive sono decisamente cambiate. Una decina di anni fa si diffuse lo slogan “non solo dormire”, presagio di un nuovo modo di concepire l’hospitality. Eravamo già molto in ritardo rispetto all’estero in cui, ad esempio le hall, i ristoranti, i bar degli alberghi erano sempre stati punti d’incontro fondamentali del viaggio. Chiunque abbia letto i racconti di Hemingway sa benissimo quanta vita, quante emozioni passavano per le hall degli alberghi già un secolo fa. Il consumatore moderno è in cerca di nuove esperienze nella costruzione del viaggio anche e soprattutto all’interno dell’albergo, e queste lo gratificheranno quanto meno saranno distanti dalle sue aspettative, in caso contrario potrebbe insorgere in lui un senso di frustrazione tale da valutare pessima l’intera esperienza. Ovviamente tutto ciò è amplificato dalla diffusione dei social media. Se un tempo le esperienze vissute passavano per la penna dello scrittore, oggi vengono comunicate attraverso le nuove tecnologie in tempo reale e nel racconto trasmesso sui social, la tensione a voler esibire, a tutti i costi, momenti esclusivi ed emozioni in location originali è sempre molto alta. In quest’ottica, l’albergatore è chiamato a fare un passo in più oltre l’obiettivo di mera vendita della camera: deve stimolare questa esperienza facendo sì che l’albergo ne sia il fulcro, in qualche modo deve essere un visionario capace di proiettare un sogno, un emozione. In Italia questa direzione appare ancora difficile da percorrere, anche se tanto è stato fatto attraverso l’enogastronomia. Una novità assoluta, nel settore alberghiero romano è stata quella introdotta dall’amministratore delegato della Reginal Hotels, Norberto D’Alessandro il quale commissionando due famosi artisti di arte urbana, ha scelto di trasformare gli alberghi in opere d’arte monumentali pubbliche, vere e proprie gallerie d’arte a cielo aperto. Una doppia intuizione, quella di venire incontro ad una moderna esigenza del viaggiatore unita al desiderio di valorizzare contesti urbani non ottimizzati. Roma è un tripudio di bellezza e l’iniziativa della Reginal Hotels vuole in qualche modo ricordarlo a tutti, “un grido d’allarme” è l’espressione usata dell’amministratore stesso, per cercare di salvare e rilanciare un settore, come quello alberghiero, costretto a fare i conti con la concorrenza sleale delle strutture “para-ricettive” e forse per la città intera, una capitale che nei momenti più difficili e bui, è sempre riuscita a riemergere attraverso lo straordinario ricorso alla sua bellezza e forza vincente. Il 9 febbraio, alle ore 11 e 30, presso l’Hotel Roma Aurelia Antica, della catena Reginal Hotels, suggeriamo la partecipazione ad un appuntamento imperdibile : la conferenza stampa di presentazione di una delle due opere, seguirà un dibattito dal quale emergeranno sicuramente importanti segnali sulle previsioni future del mondo dell’hospitality italiana.